lunedì 7 aprile 2014

Il bordo vertiginoso delle cose - Gianrico Carofiglio

TRAMA:Un caffè al bar, una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Vallesi è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un’adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Un tempo fragile, struggente e violento segnato dall’amore per Celeste, giovane e luminosa supplente di filosofia, e dalla pericolosa attrazione per Salvatore, compagno di classe già adulto ed esperto della vita, anche nei suoi aspetti più feroci. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non lascia tregua, Gianrico Carofiglio ci guida fra le storie e nella psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell’esistenza, evoca, nella banalità del quotidiano, “quel senso di straniamento che ci prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane”. Romanzo di formazione alla vita e alla violenza, racconto sulla passione per le idee e per le parole, storia d’amore, implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, Il bordo vertiginoso delle cose può essere letto in molti modi. Ma tutti riconducono a un punto preciso, a una sorta di luogo geometrico dell’anima in cui si incontrano la dolcezza e la brutalità, il desiderio e la paura, la sconfitta e l’inattesa, emozionante opportunità di ricominciare.

PUBBLICATO DARizzoli (2014) – 315 pp. 18,50€

VOTO: 5

GIUDIZIO: Enrico Vallesi si guadagna da vivere facendo lo scrittore ombra, per conto della stessa casa editrice che lo ha portato al successo pubblicando il suo primo romanzo. Dopo quel trionfo tuttavia non è più stato in grado di completare una storia sua, con personaggi suoi, frutto della propria ed esclusiva inventiva. Enrico da ragazzo lascia la sua città natale, Bari, prima per studiare all’Università e poi per tentare di costruirsi una vita con una compagna che successivamente l’ha lasciato; così ora vive alla giornata, gestendosi il suo lavoro in libertà e conducendo una vita da single. Un giorno per caso legge sul giornale la notizia di una rapina terminata con uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine; in questo scontro perde la vita Salvatore Scarrone. Questo nome rievoca in lui i ricordi dell’infanzia trascorsa a Bari, i tempi del liceo, e per l’appunto Salvatore. Enrico decide di partire per tornare nella città natale, senza un motivo preciso, ma seguendo il suo bisogno di ritrovare dei riferimenti.

Solitamente, dopo il riassunto della trama, in una recensione viene la parte del commento e delle impressioni, ebbene inizierò questa parte dicendo che il romanzo non mi è piaciuto, ma ha al suo interno dei passaggi che ho trovato entusiasmanti.
Non mi è piaciuto in quanto trovo che, nonostante ci sono tutte le premesse per una storia interessante ed i personaggi per poterla approfondire nel modo che merita ci siano, penso che questo non è stato fatto.
Innanzitutto non si capisce bene cosa Enrico voglia dal ritorno alla sua città natale a parte farne quasi una guida turistica, con tanto di omaggio a Mondadori e Feltrinelli entrambi citate nel testo.
Alcuni passaggi si sarebbero potuti riprendere nel testo, come ad esempio l’incontro casuale con la ristoratrice bolognese che Enrico conosce all’inizio del romanzo, oppure si sarebbero potuti approfondire maggiormente gli aspetti della vita segreta di Salvatore e dell’intenso legame che si è creato tra lui ed Enrico negli anni del liceo.
Interessanti invece i flash back del passato con le lotte tra fascisti e comunisti in un’epoca in cui i giovani avevano ancora interesse per la politica e, secondo me vero punto di forza del libro, i ricordi delle lezioni di Celeste, la supplente di filosofia che ha contribuito molto alla formazione dell’ Enrico adolescente. Altro punto di forza sono le molte citazioni ad opere letterarie presenti nel testo, dalle quali si capisce la passione di Carofiglio per la lettura.
Insomma per concludere, quel che mi porto a casa dalla lettura di questo romanzo è sicuramente la voglia di leggere alcuni dei testi citati, tra i quali sicuramente il Tonio Kroger di Thomas Mann, e la voglia, se mai ne avrò l’opportunità, di approfondire e studiare filosofia della quale ora ne capisco l’utilità reale. Sicuramente non mi porto a casa un romanzo del quale mi ricorderò personaggi e trama. Opinione del tutto personale, ma in tempi di crisi trovo eccessivo il costo del volume.






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